Psicoterapia di gruppo

  “Buongiorno a tutti… mi chiamo… e non bevo da…”

Questa frase racchiude l’immaginario comune quando si parla di gruppi di terapia.

Non è del tutto errato: quello a cui probabilmente si fa riferimento, e che abbiamo visto tante volte al cinema, è conosciuto come gruppo AMA, acronimo di Auto Mutuo Aiuto. Il più famoso è senza dubbio il gruppo degli alcolisti anonimi.
Un gruppo di Self-help è costituito spontaneamente da un gruppo di pari che si uniscono per assicurarsi reciproca assistenza, per superare un problema comune.
E il terapeuta? In questi gruppi, non esiste qualcuno che vesta ufficialmente i panni del terapeuta.

Che cos’è quindi la psicoterapia di gruppo?

Riprendendo spunto dall’immaginario cinematografico, prendiamo ad esempio il film del 2003 di Carlo Verdone, intitolato “Ma che colpa abbiamo noi?”.
È naturalmente una parodia della psicoterapia di gruppo e in particolare ironizza su un certo stile di conduzione della terapeuta: un’anzianissima psicoanalista, perennemente immobile e in silenzio, al punto che i pazienti stessi non notano subito che è deceduta per arresto cardiaco sotto i loro occhi.
La psicoterapia di gruppo ad indirizzo analitico è un percorso terapeutico nel quale i partecipanti al gruppo sono opportunamente selezionati dal terapeuta.
La psicoterapia di gruppo infatti non è adatta a tutte le situazioni di disagio psicologico e ogni gruppo non equivale a nessun altro: è necessario che quella persona sia adatta a quel gruppo e quel gruppo a quella persona.
È fondamentale, in ogni caso, comporre il gruppo in modo da bilanciare aspetti di omogeneità ed eterogeneità, ed escludendo chi è inadatto a un percorso terapeutico di questo tipo.
In particolare, l’omogeneità favorisce l’attrazione che ciascun membro prova per il gruppo e quindi facilita la nascita di una più rapida e duratura coesione; l‘eterogeneità evidenzia le differenti modalità di agire e reagire di ciascun partecipante, stimolando vissuti di dissonanza dal resto del gruppo che spingono ciascuno all’apprendimento di nuovi modelli più condivisi.

Il gruppo è condotto da uno psicoterapeuta con una specifica formazione nel lavoro con i gruppi di psicoterapia, necessaria affinché il gruppo diventi lo strumento di cura, con i suoi fattori terapeutici specifici.

Vediamo allora quali sono i benefici che l’individuo può trarre dal lavoro gruppale.
– Nel gruppo il paziente ha modo di cogliere il carattere universale della sofferenza, contrastando la sensazione di esserne l’unico affetto. Questo processo di normalizzazione consente di rompere l’isolamento e di ridurre il giudizio negativo di sé, spesso presente come problema secondario di molti stati di malessere.
– La costante dialettica fusione-individuazione presente nel gruppo favorisce una maggiore consapevolezza della distanza relazionale adeguata alle diverse situazioni e permette quindi anche di migliorare le capacità comunicative e relazionali.
– Il dispositivo gruppale in particolare permette di entrare in una rete relazionale terapeutica in cui poter sperimentare rapporti diversi da quelli soliti, ripetitivi e talvolta distruttivi.
– Attraverso il rispecchiamento con l’altro è possibile apprendere e sperimentarsi in posizioni, ruoli e stadi diversi dello sviluppo.

Una psicoterapia di gruppo può essere di tipo differente:

Gruppo eterogeneo: per problematiche;
Gruppo omogeneo: per qualche aspetto (ad esempio gruppo di persone con problemi di dipendenza da sostanze, con disturbi del comportamento alimentare, etc.);
Gruppo a termine: che dura un determinato tempo e poi si conclude, si inizia e si finisce tutti insieme;
Gruppo aperto: ciascun membro conclude la terapia ed “esce” dal gruppo a seconda del proprio percorso personale. Pertanto è un tempo non definibile a priori e diverso per ciascuno. È possibile dunque vedere sia l’uscita sia l’ingresso di altri pazienti a mano a mano che il gruppo prosegue.

Il gruppo può rivolgersi ad adultiadolescenti (si tratta sovente di un intervento particolarmente efficace in età adolescenziale per il desiderio di confronto con i coetanei che gli adolescenti sentono), bambini (particolarmente indicato in molti casi, in quanto il bambino ha minore dimestichezza con la riflessione su di sé rispetto agli adulti; nel gruppo egli può capire degli aspetti che lo riguardano attraverso il confronto con gli altri bambini, con quanto accade nel gruppo, con quanto gli altri bambini rimandano lui).

Un’immagine tratta dal film di Carlo Verdone del 2003 “Ma che colpa abbiamo noi”. Si vedono i pazienti in cerchio e la terapeuta di gruppo dietro la sua scrivania.

Per informazioni e appuntamenti

Condividi
Hide Buttons